
Quest’anno prende ufficialmente il via, a partire dalle classi prime, la riforma degli istituti tecnici. In attesa delle Linee guida, non ancora pubblicate, Rivista ho deciso di proporre una prima analisi della Nota n. 2306 del 3/9/2026 emanata dal Ministero dell’istruzione e del merito con l’obiettivo di offrire agli insegnanti una prima bussola per orientare la didattica e l’avvio dell’anno scolastico. L’autrice dell’articolo, Maria Giovanna D’Amelio, offre quindi una panoramica sui primi orientamenti per la progettazione curricolare finalizzata al passaggio al nuovo ordinamento, illustrando i cambiamenti previsti dalla riforma.
Con l’anno scolastico 2026/27, la riforma degli istituti tecnici prende ufficialmente il via a partire dalle classi prime.
In attesa delle Linee guida - originariamente attese per fine agosto - il Ministero dell’istruzione e del merito (Mim) ha emanato la recente Nota n. 2306 del 3/9/2026, Primi orientamenti per la progettazione curricolare finalizzata al passaggio al nuovo ordinamento degli istituti tecnici, il cui obiettivo è offrire agli insegnanti una prima bussola per orientare la didattica e l’avvio dell’anno scolastico.
Il cambiamento previsto dalla riforma coinvolge la scuola su due livelli:
- organizzativo, con nuovi quadri orari, revisione delle discipline, modifiche del monte ore;
- didattico, con un nuovo modo di progettare le attività didattiche, insegnare e valutare, ponendo un’attenzione particolare ad alcune tematiche come il digitale e l’intelligenza artificiale, la sostenibilità, il made in Italy e l’industria 4.0.
Gli aspetti organizzativi: fare spazio alla flessibilità
Il numero di ore settimanali è stato modificato in alcune classi: al 5° anno si passa in tutti gli indirizzi da 32 ore settimanali a 30 ore, mentre le classi prime degli indirizzi del settore tecnologico passano da 33 ore a 32.
A tal fine, con il D.M. 29/2026 sono stati ridefiniti:
- il quadro orario dell’area di istruzione generale nazionale, comune a tutti gli indirizzi (allegato B);
- 11 quadri orari per i diversi indirizzi (allegati da C1 a C11).
QUADRO ORARIO DELL’AREA DI ISTRUZIONE GENERALE NAZIONALE

QUADRO ORARIO DELL’AREA DI INDIRIZZO FLESSIBILE

Al fine di facilitare il confronto rispetto all’attuale ordinamento, riportiamo di seguito una tabella di confronto, specifica per l’indirizzo AFM.

Diverse discipline all’interno dei quadri orari sono state modificate rispetto all’assetto attuale e, in particolare, sono diminuite le ore in alcune materie, anche professionalizzanti, per lasciare spazio a una quota oraria flessibile, il cui utilizzo potrà essere determinato autonomamente da ogni istituto, per modellare l’offerta formativa sulle reali esigenze degli studenti e del territorio.
A regime, questa quota raggiungerà le 12 ore nell’intero percorso quinquennale: 2 ore per ciascun anno del primo biennio, 3 ore per ogni anno del secondo biennio, 7 ore per il quinto anno.
Per l’anno scolastico 2026/27, in seguito a pressioni sindacali per salvaguardare le cattedre dei docenti presenti in istituto, il Ministero ha disposto che le due ore di flessibilità del primo anno venissero utilizzate con riassegnazione alle due discipline a cui erano state sottratte: nel caso dell’indirizzo AFM, Seconda lingua e Geografia.
In via ordinaria, le scuole potranno scegliere come utilizzare tale quota: potenziare alcune discipline - per esempio quelle il cui orario è stato ridotto - attivare laboratori avanzati o creare un’“Area territoriale”, per dialogare direttamente con il tessuto produttivo locale, valorizzare le caratteristiche produttive del territorio, rispondere a specifici fabbisogni professionali.
L’utilizzo di questo spazio di flessibilità dovrà diventare il progetto educativo caratterizzante di ciascun istituto (curricolo di istituto) e dovrà essere pensato tenendo conto di diversi elementi:
- i bisogni formativi di studenti e studentesse;
- le caratteristiche sociali ed economiche del territorio;
- le trasformazioni tecnologiche;
- le filiere produttive di riferimento;
- l’identità educativa dell’istituzione scolastica.
Gli aspetti didattici: porre al centro l’innovazione
L’impianto della riforma ridefinisce l’identità dell’istruzione tecnica identificando il diplomato tecnico non più come un semplice esecutore di procedure, ma come un vero e proprio tecnico dell’innovazione, ossia una persona capace di affrontare problemi complessi, integrare competenze tecniche e culturali, lavorare con gli altri e gestire la transizione digitale ed ecologica.
La struttura del percorso rimane quella dello schema 2+2+1 (primo e secondo biennio, quinto anno), ma si rinnova nel significato:
- il primo biennio assume una funzione di accoglienza, consolidamento delle competenze di base e orientamento. Gli studenti entrano subito in contatto con i linguaggi e i laboratori di indirizzo, per confermare o correggere la propria scelta;
- il secondo biennio è la fase della progressiva specializzazione, in cui diventano centrali le competenze tecnologiche, digitali e ambientali, le discipline di indirizzo e le esperienze con il mondo del lavoro;
- il quinto anno non è considerato più come il momento conclusivo dei programmi e della preparazione all’esame di Stato, ma deve diventare un anno di sintesi delle competenze, di personalizzazione del percorso e di ponte verso il futuro, che sia il mondo del lavoro, l’iscrizione a un istituto tecnologico superiore (ITS Academy) o all’università.
Per raggiungere questi obiettivi, le scuole sono invitate a costruire partnership stabili con imprese, professionisti, ITS Academy e universitàfin dal primo anno, con accordi di rete e comitati tecnico-scientifici che prevedano l’organizzazione di visite, laboratori, attività orientative, moduli co-progettati, utilizzo di ambienti e professionalità esterni e conseguimento di eventuali certificazioni.
Inoltre, i percorsi di Formazione Scuola-Lavoro possono essere anticipati a partire dal secondo anno.
Sul piano metodologico, la riforma punta a una didattica più centrata sulle competenze.
Tra le metodologie richiamate figurano la lezione dialogata, il problem solving, il project work, l’apprendimento cooperativo, la didattica laboratoriale, i compiti di realtà e un uso strutturale delle Unità didattiche.
Anche la valutazionedeve essere uno strumento collegato alle competenze, che osservi non solo il prodotto finale, ma anche il processo seguito dall’individuo, la capacità di affrontare i problemi, l’autonomia, la collaborazione, l’applicazione delle conoscenze e il trasferimento degli apprendimenti in situazioni nuove, accanto alla valutazione delle singole discipline in decimi, come previsto dall’ordinamento.

Da dove partire?
In questa fase di avvio, mancando ancora le Linee guida, non appare prudente costruire subito un curricolo verticale integrato.
Ogni istituto, tuttavia, potrà muovere i primi passi per avviare l’impianto della nuova struttura didattica.
In particolare, il Collegio dei docenti potrà:
- assumere come riferimento didattico il nuovo Pecup;
- adottare i nuovi quadri orari;
- valutare la quota di flessibilità per il secondo anno;
- adeguare la descrizione del profilo della formazione di studentesse e studenti;
- fare una mappatura e valutare attività e rapporti con il territorio sin dal primo anno;
- rivedere il piano dell’Orientamento.
I Dipartimenti possono:
- analizzare i nuovi risultati di apprendimento e i quadri orari;
- definire il contributo delle diverse discipline allo sviluppo delle competenze;
- proporre raccordi interdisciplinari, UdA e criteri di valutazione.
I Consigli di classe si occuperanno di:
- rivedere la programmazione di classe per la parte metodologica e dei contenuti;
- programmare le UdA;
- rivedere i criteri di valutazione;
- prevedere esperienze orientative sulla base di quanto definito nel Collegio dei docenti.
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