
Il testo illustra la Legge di Bilancio italiana e l’importanza di leggerla in modo consapevole anche tramite infografiche. La manovra 2025 risulta orientata al breve periodo, con focus su lavoro e sostegno ai redditi, finanziata in parte tramite deficit e con investimenti limitati. Si evidenziano inoltre i rischi di una lettura superficiale dei dati e la crescita del debito pubblico, che richiede politiche sostenibili nel tempo.
L’autrice: Stefania Maria Rotundo è docente di scienze giuridiche ed economiche e referente per progetti di educazione finanziaria, autoimprenditorialità e internazionalizzazione. Collabora con istituzioni quali Banca d’Italia e Consob in materia di educazione finanziaria. È membro di AEEE Italia, associazione che si occupa di formazione e aggiornamento degli insegnanti di discipline economiche, giuridiche e aziendali, proponendo attività a livello nazionale e internazionale.
Occhio ai dati - Leggere le entrate e le spese pubbliche con un’infografica
Fonte: www.corriere.itDI COSA STIAMO PARLANDO?
La Legge di Bilancio italiana è il principale strumento con cui lo Stato programma e gestisce le finanze pubbliche per un periodo triennale con un focus dettagliato sull’esercizio successivo a quello di redazione aggiornato di anno in anno.
Tale documento tecnico-contabile si compone di Entrate e Spese.
Le prime - che comprendono soprattutto le imposte (come per esempio, IRPEF, IRES, IVA), i contributi sociali, nonché altre entrate come proventi derivanti da società pubbliche oppure da beni patrimoniali - sono utilizzate per finanziare i servizi pubblici.
Le spese riguardano, invece, il funzionamento della Pubblica Amministrazione in settori quali la sanità, l’istruzione, la previdenza, gli investimenti pubblici e la sicurezza.
Quando le spese superano le entrate si origina un deficit di bilancio che deve rispettare le regole europee sul contenimento dell’indebitamento pubblico.
La Legge di Bilancio è fondamentale per l’esercizio di una cittadinanza consapevole, poiché rende visibili le scelte politiche ed economico-sociali dello Stato. Saper leggere la Legge di Bilancio - anche senza competenze tecniche avanzate e attraverso strumenti semplificati come in un’infografica - diviene un elemento chiave di cittadinanza attiva, in quanto permette di poter andare oltre gli slogan, al fine di comprendere le scelte pubbliche e partecipare in modo più critico e responsabile alla vita democratica del Paese.
COSA È POSSIBILE COGLIERE A COLPO D’OCCHIO DALL’INFOGRAFICA?
- Quanto incide il deficit nella Legge di Bilancio 2025?
- Quali sono le priorità della manovra 2025?
- Quali categorie o settori economici contribuiscono maggiormente alle entrate 2025?
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
- Il deficit nella Legge di Bilancio 2025, come da infografica analizzata, pesa per 9 miliardi di euro ed è la singola voce più rilevante dal lato delle entrate. Tale deficit contribuisce in modo decisivo a finanziare la manovra complessiva, che presenta un valore totale di 28,4 miliardi di euro.
- La manovra 2025 punta soprattutto sul lavoro, sul sostegno dei redditi medio-bassi e sugli incentivi alle imprese. Infatti, viene ridotta la pressione fiscale sul lavoro e viene potenziato il sostegno alle famiglie (17,4 miliardi per Irpef, cuneo fiscale e decontribuzione per le mamme), il sistema produttivo, viene inoltre incentivato mediante la previsione di 3 miliardi per le imprese e vengono destinate risorse - seppur in misura più contenuta - per sanità, pensioni e contratti pubblici.
- Tra le entrate 2025 assume un ruolo rilevante il settore finanziario e la gestione di giochi e scommesse: al fondo per la riforma fiscale sono, infatti, destinati 5,6 miliardi e a banche, giochi e assicurazioni sono destinati 3,8 miliardi.
QUALI INTERROGATIVI L’INFOGRAFICA PUÒ SUSCITARE?
- Il deficit di bilancio 2025 era inevitabile oppure esistevano alternative alla sua formazione?
- Gli investimenti pubblici 2025 possono ritenersi sufficienti per la crescita futura del Paese?
- Chi ha tratto presumibilmente vantaggi dalla manovra 2025 e chi, invece, potrebbe non averne beneficiato?
- Il taglio alle spese dei Ministeri 2025 quali conseguenze concrete potrebbe avere avuto sui servizi pubblici?
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
- Dall’infografica emerge che il deficit (pari a 9 miliardi) rappresentava la principale voce di copertura della manovra 2025. Ciò suggerisce presumibilmente la sua inevitabilità, al fine di intervenire sulle urgenze e sulle categorie sociali più fragili. Alternative teoriche avrebbero potuto consistere in tagli ulteriori alle spese oppure aumenti più marcati delle entrate. Tuttavia, tali opzioni avrebbero avuto costi sociali e politici elevati e pertanto è apparso accettabile il ricorso al deficit per sostenere misure espansive nel breve periodo.
- Gli investimenti pubblici ammontanti a 0,7 miliardi rappresentano una quota molto limitata rispetto all’entità complessiva della manovra (28,4 miliardi). Pertanto, non possono ritenersi sufficienti gli investimenti programmati se si guarda soprattutto ad una crescita strutturale di lungo periodo. La manovra appare piuttosto orientata al sostegno immediato di redditi e consumi e meno all’investimento in infrastrutture, innovazione e produttività.
- La manovra 2025 favorisce soprattutto gli occupati e le imprese attive, mentre destina risorse più limitate allo sviluppo economico di lungo periodo, ai servizi pubblici e ad alcune categorie sociali come gli anziani.
- I tagli proposti si ritiene abbiano generato un impatto diffuso ma poco visibile, incidendo eventualmente più sulla qualità che sulla quantità dei servizi offerti ai cittadini. I tagli, infatti, si saranno presumibilmente concretizzati in una riduzione delle risorse destinate al personale, alla digitalizzazione e alle manutenzioni dei beni pubblici.
QUALE LETTURA DELL’INFOGRAFICA È POSSIBILE DARE?
Tenendo conto di quanto hai colto a colpo d’occhio dall’infografica e degli interrogativi che essa può suscitare, descrivi l’indirizzo generale della manovra economico-finanziaria 2025.
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
L’infografica sulla Legge di Bilancio 2025 restituisce l’immagine di una manovra tendenzialmente orientata al breve periodo, con un chiaro indirizzo espansivo sul piano sociale e fiscale, ma prudente sul fronte degli investimenti strutturali.
Viene attribuita centralità al lavoro e al sostegno delle categorie produttive: la quota largamente prevalente delle risorse in uscita risulta, infatti, destinata alla riduzione dell’Irpef, del cuneo fiscale e alla decontribuzione, in particolare a favore delle madri, al fine di contrastare la perdita di potere d’acquisto e nello stesso tempo incentivare l’occupazione, soprattutto femminile.
Parallelamente, la manovra mostra un atteggiamento favorevole, seppur più contenuto, verso il sistema produttivo, con incentivi alle imprese che mirano a sostenere la competitività e l’occupazione, senza però puntare su investimenti pubblici diretti. Dal lato delle coperture, si nota un ampio ricorso al deficit: ciò segnala la volontà di non scaricare il costo della manovra su aumenti fiscali generalizzati o su tagli socialmente sensibili, accettando invece un incremento dell’indebitamento, a fronte di risorse più limitate destinate a settori quali la sanità o la previdenza e al recupero di alcune entrate aggiuntive attingendo al sistema bancario, a quello assicurativo o al circuito legale dei giochi e delle scommesse. Questo rafforza l’idea di una manovra che tampona le esigenze immediate, ma rinvia gli interventi strutturali su welfare, servizi pubblici e sviluppo di lungo periodo.
OCCHIO ALLE TRAPPOLE INTERPRETATIVE!
1. Attenzione alle scelte grafiche che minimizzano o enfatizzano le differenze in un confronto tra dati!
Alcune scelte grafiche (come, per esempio, l’uso di colori emotivamente forti che possono trasmettere erroneamente una situazione di allarme o di adeguatezza; oppure l’utilizzo di forme geometriche sproporzionate o immagini accattivanti; o ancora aste tagliate in grafici in cui non è visibile l’origine, amplificando l’effetto dimensionale di un fenomeno) potrebbero essere fuorvianti, enfatizzando o ridimensionando la lettura di determinate situazioni reali, scatenando i nostri bias cognitivi e favorendo giudizi rapidi e poco razionali.
2. Attenzione all’utilizzo di categorie di analisi troppo generiche o troppo specifiche!
Occorre essere molto chiari nella presentazione dei dati inseriti in un’infografica, poiché certi raggruppamenti oppure certe parcellizzazioni (per esempio, la voce “protezione sociale” che al proprio interno contiene macroaggregati quali la sanità, l’assistenza sociale e la previdenza sociale che a loro volta potrebbero essere ulteriormente suddivise in singoli bonus, pensioni, contributi, ecc…) potrebbero falsare la lettura della realtà economica sottoposta ad analisi, dando vita ad interpretazioni parziali e miopi oppure a raffronti impropri.
3. Attenzione alle definizioni che devono essere ben etichettate!
I termini contenuti in un’infografica (come per esempio, deficit, debito, entrate tributarie, entrate extratributarie, entrate finali, ecc…) non devono apparire ambigui; pertanto è opportuno corredare l’infografica con etichette e legende chiare specifiche.
4. Attenzione a confrontare dati omogenei!
Il semplice confronto, anche di dati numerici e percentuali, non è garanzia di una corretta presentazione ed in definitiva di una buona infografica. Se, per esempio, si confrontano dati riferiti ad anni differenti occorrerebbe ricordare nell’infografica se sono intervenuti in quel periodo di tempo eventuali eventi eccezionali (per esempio, una riforma fiscale, una crisi economica, ecc…) oppure se si mettono a confronto più Stati è bene considerare elementi quali il differente peso quantitativo e qualitativo della popolazione, la diversità di PIL pro capite, la presenza di un particolare regime fiscale vigente, ecc…
ESERCITIAMOCI CON LE INFOGRAFICHE
Al fine di verificare la reale comprensione dell’infografica proposta e analizzata, misuriamoci con un’attività individuale che, partendo dai dati relativi all’indebitamento di uno Stato negli anni 2023 e 2024, chiede a ciascuno di costruire una propria infografica che:
- ponga a confronto i due anni indicati in termini di debito pubblico e deficit pubblico;
- specifichi le voci che compongono il valore del debito pubblico nei due anni considerati (in particolare il peso degli interessi sul debito pubblico);
- scelga un’adeguata configurazione grafica e cromatica con l’inserimento di un titolo, di una legenda e di un commento.

Successivamente ciascuno risponda brevemente alle seguenti domande:
a) Qual è il valore del debito pubblico dello Stato nel 2024 che emerge dall’infografica realizzata? Esso è in aumento oppure in diminuzione rispetto all’anno precedente?
b) Quale peso hanno gli interessi sull’indebitamento dello Stato nel 2024così come emerge dall’infografica realizzata? Ti sembra sostenibile tale situazione?
c) Quali politiche a tuo parere potrebbero essere realizzate, al fine di contenere la situazione debitoria mostrata dall’infografica realizzata?
SOLUZIONE DELL’ESERCIZIO

a) Dall’infografica emerge che nel 2024 il debito pubblico nominale ammonta a circa 2.966 miliardi di euro, pari a circa il 135,3% del PIL. Il debito pertanto, rispetto al 2023, appare in aumento (da ~2.864 a ~2.966 miliardi), anche in rapporto al PIL. Ciò significa che, nonostante il miglioramento dei saldi di finanza pubblica, l’eredità del debito pregresso continua a pesare.
b) La spesa per interessi 2024 risulta di circa 85,2 miliardi di euro, pari al 3,9% circa del PIL. Gli interessi, così come emerge dall’infografica, assorbono pertanto una quota rilevante delle risorse pubbliche, rappresentando una delle principali cause della crescita del debito, nonostante il ritorno a un saldo primario positivo. Ciò configura una situazione sostenibile nel breve periodo, ma potenzialmente critica nel medio-lungo periodo.
c) Dalla lettura dell’infografica emergono le seguenti possibili linee di intervento: 1) politiche economiche di tipo industriale, aventi come obiettivo la crescita economica, puntando su innovazione, investimenti pubblici produttivi, istruzione e infrastrutture, al fine di aumentare il PIL e ridurre il rapporto debito/PIL; 2) politiche economiche di tipo monetario, miranti a consolidare il saldo primario positivo, evitando nuove spese correnti non coperte; 3) politiche di contenimento della spesa pubblica, in particolare sul piano qualitativo, riducendo la quota improduttiva della medesima (come per esempio la previsione di sussidi a settori non strategici l’acquisto di beni non essenziali) a favore di quella avente maggiori effetti moltiplicativi sull’economia (es. incentivi, bonus, sgravi in settori strategici o a favore di categorie fragili).
DAMMI TRE PAROLE!
BILANCIO DI PREVISIONE DELLO STATO
È il documento con cui lo Stato programma entrate e spese future per un determinato periodo (di norma triennale). Si sostanzia in una legge approvata dal Parlamento con funzione preventiva e autorizzatoria.
RENDICONTO GENERALE DELLO STATO
È il documento che certifica i risultati effettivi della gestione finanziaria dello Stato a consuntivo, cioè relativi all’anno precedente. Ha una funzione di controllo e verifica.
DEBITO PUBBLICO
È l’ammontare complessivo dei debiti contratti dallo Stato. Esso deriva dall’accumulo dei deficit annuali ed è finanziato principalmente tramite l’emissione di titoli di Stato.
Sai trovare altre parole chiave, dandone la definizione?
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
Anno finanziario
È il periodo di tempo entro il quale si svolgono la gestione e la rendicontazione delle entrate e delle spese di uno Stato o di un ente pubblico e coincide normalmente con l’anno solare (1/1/n – 31/12/n)
Giudizio di parificazione
È un controllo di legittimità svolto dalla Corte dei Conti sulla gestione finanziaria di un ente pubblico (Stato, Regioni, ecc.) per verificarne la regolarità e la corrispondenza tra i conti consuntivi e la gestione effettiva, assicurando che il rendiconto sia veritiero e conforme alle norme di legge.
Semestre europeo
È il processo di coordinamento delle politiche economiche e sociali dell'Unione Europea, al fine di garantire crescita sostenibile e stabilità macroeconomica.
LO SAPEVATE CHE…
… il bilancio dello Stato, a differenza di quello aziendale, presenta molteplici risultati differenziali. La manovra finanziaria pubblica non giunge quindi a dirci se maturerà un ”utile” o una “perdita”, come accade nel bilancio di esercizio privato, ma presenta diversi saldi finali, ciascuno con un significato preciso.
Attraverso l’app oppure il sito Internet del MEF “Bilancio Aperto” rintraccia i risultati differenziali attesi per il triennio 2026-2027-2028 e realizza un’infografica da presentare agli studenti delle classi del biennio del tuo istituto, spiegando in modo chiaro ciascun indicatore utilizzato.
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ

I Risultati differenziali del bilancio dello Stato sono elementi chiave che misurano la situazione complessiva dei conti pubblici e ci aiutano a comprendere quanto lo Stato prevede di incassare e spendere nel triennio considerato (nel caso di specie 2026-2028). Tali valori vengono espressi sia in termini di competenza (ossia inerenti al periodo considerato indipendentemente dalla loro manifestazione monetaria) sia in termini di cassa (ossia di effettivi esborsi e introiti di risorse) e sono necessariamente condizionati dalle norme italiane ed europee in tema di indebitamento pubblico, al fine di raggiungere l’obiettivo dell’equilibrio dei conti pubblici almeno a medio termine.
1. Saldo Netto da Finanziare
Consiste nella differenza tra entrate finali e spese finali dello Stato e rappresenta il fabbisogno che deve essere finanziato, cioè quanto serve per coprire la differenza tra ciò che lo Stato incassa e ciò che spende.
I valori di competenza attesi risultano i seguenti:
- 2026 154.857 miliardi €
- 2027 138.462 miliardi €
- 2028 92.105 miliardi €
La presenza di valori positivi indica che lo Stato spenderà più di quanto prevede di incassare e pertanto dovrà ricorrere a finanziamenti per colmare il deficit. È inoltre visibile una previsione di diminuzione dal 2026 al 2028, che comporta una riduzione del fabbisogno da finanziare.
I valori di cassa attesi risultano i seguenti:
- 2026 227.693 miliardi €
- 2027 201.398 miliardi €
- 2028 153.026 miliardi €
Anche a livello di cassa si confermano le tendenze precedentemente analizzate in termini di competenza: i valori, infatti, diminuiscono nel triennio e ciò indica che lo Stato prevede esborsi via via più bassi per finanziare lo sbilancio annuo tra entrate e spese.
2. Ricorso al Mercato Finanziario
Consiste nell’ammontare di risorse che il Governo prevede di reperire sul mercato, emettendo titoli di Stato per finanziare il fabbisogno.
I valori di competenza attesi sono i seguenti:
- 2026 484.902 miliardi €
- 2027 441.351 miliardi €
- 2028 432.914 miliardi €
I dati indicano una diminuzione della quantità di finanziamenti esterni (es. BTP, CCT) necessari per coprire spese e investimenti pubblici e ciò rappresenta un elemento positivo nella logica di un minore indebitamento pubblico.
I valori di cassa attesi sono i seguenti:
- 2026 557.738 miliardi €
- 2027 504.287 miliardi €
- 2028 493.835 miliardi €
In termini di cassa si assiste allo stesso fenomeno già sopra evidenziato, consistente in esborsi via via minori da parte dello Stato, sia per finanziare il fabbisogno, sia per rimborsare i proventi finanziari dei sottoscrittori di titoli del debito pubblico in scadenza.
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