
Il testo analizza l'inflazione in Italia attraverso i principali indici dei prezzi al consumo (NIC, IPCA, FOI) elaborati dall'ISTAT. Vengono confrontate le categorie di spesa più influenti sui vari indici, evidenziando le differenze nelle ponderazioni, ad esempio, tra prodotti alimentari, trasporti e spese sanitarie. Si esplorano anche le implicazioni delle variazioni dei prezzi per ciascun indice e si discute la situazione inflazionistica del 2024, concludendo che l'inflazione è moderata e sotto controllo.
L’autrice Stefania Maria Rotundo è docente di scienze giuridiche ed economiche e referente per progetti di educazione finanziaria, autoimprenditorialità e internazionalizzazione. Collabora con istituzioni quali Banca d’Italia e Consob in materia di educazione finanziaria. È membro di AEEE Italia, associazione che si occupa di formazione e aggiornamento degli insegnanti di discipline economiche, giuridiche e aziendali, proponendo attività a livello nazionale e internazionale.
La lettura dei dati, rappresentati da grafici e tabelle, è spesso una difficoltà per gli studenti del triennio, eppure è una competenza sempre più richiesta nello studio del diritto, dell’economia ma anche nella vita quotidiana.
La rubrica Occhio ai dati offre spunti e materiali che mettono al centro l’osservazione e l’interpretazione dei dati, collegandoli ai concetti teorici affrontati a lezione.
L’obiettivo è sviluppare negli studenti la capacità di:
- leggere correttamente le informazioni;
- saper interpretare i dati in relazione al contesto;
- esercitare uno sguardo critico, indispensabile anche oltre la scuola.
In questo modo i numeri e i grafici smettono di essere un ostacolo e diventano strumenti di comprensione e di crescita.
Leggere l'inflazione in una tabella
GLI INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO - Aggiornamenti del paniere, della struttura di ponderazione e dell’indagine – ISTAT 22 febbraio 2024DI COSA STIAMO PARLANDO?
L’inflazione consiste nell’aumento generale del prezzo di beni e servizi che provoca una diminuzione del potere d’acquisto della moneta. Ciò significa che in presenza di inflazione con la stessa quantità di denaro si possono acquistare un quantitativo minore di beni e di servizi rispetto a quanto succedeva in passato. In Italia l’inflazione viene misurata attraverso diversi indici elaborati dall’ISTAT. I principali sono:
1. NIC (Indice dei Prezzi al Consumo per l’intera Collettività Nazionale)
È l’indice ufficiale dell’inflazione in Italia e misura la variazione media dei prezzi di un paniere di beni e servizi acquistati dall’insieme delle famiglie residenti nel Paese. Serve come riferimento per politiche economiche e statistiche ufficiali.
2. FOI (Indice dei Prezzi al Consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati)
Si riferisce ai consumi delle famiglie composte da operai e impiegati. Presenta una struttura del paniere diversa dal NIC perché viene dato più peso ai beni di consumo essenziali e meno ai beni di lusso. È utilizzato per adeguare affitti, assegni di mantenimento e contratti di lavoro.
3. IPCA (Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo)
È l’indice armonizzato a livello europeo, elaborato con criteri stabiliti da Eurostat e consente il confronto dei livelli di inflazione tra i Paesi dell’Unione Europea. Si differenzia dal NIC, in quanto esclude alcune voci (per esempio, l’incidenza delle lotterie e del gioco d’azzardo), considerando soltanto le spese effettivamente sostenute dai consumatori.
Le tabelle ISTAT che riportano gli indici dei prezzi al consumo (NIC, FOI, IPCA) sono strumenti fondamentali per comprendere l’andamento dell’inflazione e i suoi effetti sull’economia di uno Stato e sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. La loro lettura e la loro interpretazione rappresentano pertanto aspetti fondamentali di cittadinanza economica consapevole.
COSA È POSSIBILE COGLIERE A COLPO D’OCCHIO DALLA TABELLA?
- Quali tipologie di spesa pesano maggiormente nei tre indici presenti nella tabella ISTAT?
- Quali tipologie di spesa hanno un peso sostanzialmente analogo nei tre indici presenti nella tabella ISTAT?
- Nella tabella ISTAT proposta sono presenti differenze significative tra NIC, IPCA e FOI?
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
- Le tipologie di spesa che hanno il peso più elevato in tutti e tre gli indici sono: i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (tra il 15,9% e il 18,2%), i trasporti (tra il 14,7% e il 16,5%), i servizi ricettivi e di ristorazione (tra l’11,3% e il 12,5%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (tra l’11 e il 12%).
- Le categorie di spesa aventi pesi molto simili nei tre indici sono: le bevande alcoliche ed i tabacchi (circa 3%), abitazione, acqua, elettricità (circa 11-12%), mobili, articoli e servizi per la casa (circa il 7%), le comunicazioni (circa il 2,5%), l’istruzione (circa l’1%).
- Sono presenti alcune differenze significative tra gli indici di misurazione dell’inflazione: per esempio, in materia di servizi sanitari e spese per la salute l’IPCA (4,2%) appare molto più basso rispetto al NIC (8,3%) e al FOI (7,0%), perché essendo armonizzato a livello europeo, esclude parte delle spese sanitarie private e tiene conto solo di beni e servizi effettivamente acquistati dai consumatori; anche per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (18,8%) e i servizi ricettivi e la ristorazione (12,48%) l’IPCA risulta più alto, dal momento che il paniere europeo dà maggiore importanza ai beni di consumo quotidiano e al turismo; per ciò che concerne, infine, i trasporti il FOI (16,46%) risulta piuttosto sostenuto, poiché tale è il peso degli esborsi per la mobilità delle famiglie di operai e impiegati in Italia.
QUALI INTERROGATIVI PUÒ SUSCITARE LA TABELLA A COLPO D’OCCHIO?
- Se aumentasse il prezzo dei trasporti o dei generi alimentari, quale indice ne sarebbe maggiormente influenzato?
- Perché l’IPCA attribuisce meno importanza alla spesa sanitaria rispetto al NIC e al FOI?
- Quale indice rappresenta meglio la struttura dei consumi della tua famiglia o della collettività che ti circonda?
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
- Se aumentassero i prezzi dei trasporti, l’indice FOI sarebbe il più influenzato, perché in esso i trasporti pesano di più (16,46%) rispetto a NIC (14,74%) e all’IPCA (15,55%). Le famiglie di operai e impiegati, cui il FOI fa riferimento, destinano infatti una quota maggiore del proprio reddito ai trasporti (auto, carburante, mezzi pubblici). Se invece aumentassero i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, l’indice IPCA sarebbe il più colpito, dato che attribuisce il peso maggiore a questa categoria di beni (18,18%) rispetto a NIC (17,19%) e FOI (15,89%). Ciò riflette l’importanza dei beni alimentari di base nel paniere armonizzato europeo.
- L’IPCA attribuisce meno peso alla spesa sanitaria, perché considera solo le spese sanitarie effettivamente sostenute dal consumatore, escludendo i costi coperti dai Servizi Sanitari Nazionali dei vari Paesi dell’Unione Europea o da assicurazioni sanitarie pubbliche e private.
- Se si appartiene a una famiglia di lavoratori dipendenti o pensionati da lavoro dipendente, l’indice maggiormente rappresentativo risulterebbe il FOI, poiché è costruito proprio sul modello di consumo delle famiglie di operai e impiegati. L’indice, invece, che descrive meglio la popolazione italiana nel suo complesso, è il NIC, che rappresenta l’intera collettività nazionale. L’IPCA, al contrario, è pensato per confrontare all’interno dell’Unione Europea i vari livelli inflazionistici e pertanto non risulta adatto a descrivere i consumi familiari.
QUALE LETTURA DELLA TABELLA È POSSIBILE DARE?
Tenendo conto di quanto hai colto a colpo d’occhio dalla tabella e dagli interrogativi che può suscitare, descrivi la situazione inflazionistica in Italia nel 2024.
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
Analizzando la tabella dei pesi per divisione di spesa degli indici ISTAT (NIC, IPCA e FOI) per il 2024 emerge che i settori più rilevanti appaiono i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, seguite dai trasporti, dai servizi ricettivi e di ristorazione nonché dall’abitazione, l’acqua, l’elettricità e i combustibili, che insieme rappresentano quasi la metà del paniere. Queste categorie hanno un forte impatto sull’inflazione, perché i loro prezzi incidono maggiormente sul bilancio delle famiglie italiane. Gli altri settori, come l’istruzione, le comunicazioni e le bevande alcoliche pesano molto meno e influenzano marginalmente l’andamento dei prezzi. Il NIC riflette l’inflazione media della popolazione italiana, mentre il FOI è più sensibile ai trasporti e ai beni quotidiani delle famiglie di operai e impiegati; l’IPCA, infine, armonizzato a livello europeo, attribuisce minore peso alla sanità e maggiore ai beni alimentari. La struttura dei pesi mostra pertanto equilibrio tra le categorie, senza variazioni significative. Questo suggerisce che l’inflazione in Italia nel 2024 si è dimostrata moderata e sotto controllo, con un ritorno verso il target europeo del 2%, facendo emergere un quadro inflazionistico tendenzialmente stabile.
OCCHIO ALLE TRAPPOLE INTERPRETATIVE!
1. Attenzione a non confondere i pesi inflazionistici con l’andamento dei prezzi!
I pesi dell’inflazione presenti nel sistema economico indicano quanto incide una voce di spesa nel paniere dei consumi, ma ciò non indica se i prezzi di quella determinata voce di spesa stiano davvero aumentando o diminuendo. Si potrebbe, facilmente pensare che una categoria con un peso più alto stia subendo maggiore inflazione. In verità, il peso misura solo la rilevanza della spesa e non la variazione dei prezzi.
2. Attenzione alle basi di analisi statistica!
Ogni indice che misura l’inflazione si fonda su basi statistiche differenti (il NIC comprende tutte le famiglie italiane; il FOI analizza la situazione delle famiglie di operai e impiegati; l’IPCA rappresenta una metodologia armonizzata UE) e pertanto non bisogna confrontare direttamente i valori senza considerare il campione qualitativo rappresentato dal medesimo.
3. Attenzione al contesto temporale!
È necessario considerare l’orizzonte temporale, poiché i pesi cambiano ogni anno in base ai mutamenti nei consumi. Il paniere dei beni e servizi ISTAT viene aggiornato annualmente, al fine di evitare di interpretare i pesi di un singolo anno come validi anche per quelli a seguire.
4. Attenzione a non considerare le percentuali relative come valori assoluti!
Le tabelle mostrano percentuali relative e pertanto occorre considerare che un aumento registrato in una voce di spesa non deve necessariamente significare che vi sia una maggiore spesa reale in riferimento ad essa, ma potrebbe semplicemente indicare che altre categorie hanno perso importanza.
ESERCITIAMOCI CON LE TABELLE
Per verificare la comprensione approfondita della tabella analizzata, misuratevi con un’attività individuale in cui, utilizzando i dati ipotizzati sull’andamento dell’inflazione dal 2018 al 2024 in diversi Paesi, ciascuno dovrà costruire alcuni grafici tramite un foglio di calcolo digitale:

Dopo aver inserito i dati presenti in tabella in un foglio di calcolo digitale, ciascuno crei i seguenti grafici:
- un grafico a linee che mostri l’andamento dell’inflazione per ciascun Paese nel periodo 2018–2024, usando colori diversi per ognuno di essi ed inserendo sull’asse delle X l’anno e su quello delle Y il tasso di inflazione;
- un grafico a colonne solo per il 2022, confrontando i livelli di inflazione nei differenti Paesi.
Successivamente ciascuno risponda brevemente alle seguenti domande:
a) In quali anni si notano le variazioni più forti nei differenti Paesi?
b) Che cosa potrebbe spiegare l’impennata del 2022 dei tassi di inflazione in tutti i Paesi, prendendo in considerazione gli avvenimenti storici effettivi di quell’anno?
c) Cosa indica il ritorno dell’inflazione vicino al 2% nel 2024?
SOLUZIONE DEGLI ESERCIZI


a) Tutti i Paesi mostrano una fortissima crescita tra il 2021 e il 2022; mentre dopo il 2022 si nota una forte discesa, in particolare nel 2023, quando l'inflazione comincia a pesare.
b) Le principali cause storiche dell’aumento dell’inflazione nel 2022 sono: la guerra in Ucraina, scoppiata nel febbraio 2022, che ha prodotto un brusco aumento dei prezzi dell’energia (gas, petrolio) e dei cereali; la difficile ripresa post pandemica che ha generato scarsità di offerta e aumenti dei prezzi di beni e servizi; l’effetto di politiche monetarie espansive che le Banche Centrali avevano messo in atto, al fine di immettere liquidità nel sistema economico per sostenerlo all’indomani della crisi da Covid 19.
c) Il ritorno dell’inflazione attorno al 2% nel 2024 indica che le politiche monetarie restrittive adottate dalle Banche Centrali hanno avuto effetto, stabilizzando i prezzi delle materie prime e dei beni energetici.
DAMMI TRE PAROLE!
POTERE D’ACQUISTO
È la capacità di una somma di denaro di acquistare beni e servizi.
VALORE NOMINALE DELLA MONETA
È il valore indicato sulla moneta o sulla banconota, cioè la cifra impressa su di essa.
TASSO DI INFLAZIONE
È la variazione percentuale media dei prezzi dei beni e servizi in un’economia in un determinato periodo di tempo (di solito un anno).
Sai trovare altre parole chiave, dandone la definizione?
SOLUZIONE DELL’ATTIVITÀ
Iperinflazione
È un fenomeno economico in cui i prezzi aumentano in modo estremamente rapido e incontrollato, spesso oltre il 50%, giungendo talvolta anche a tre cifre percentuali. Un esempio storico fu quello della Germania di Weimar negli anni ’20 del secolo scorso.
Deflazione
È il fenomeno economico che vede un calo generalizzato e prolungato di prezzi di beni e servizi. Può apparire un fenomeno positivo, ma in realtà è pericoloso: riducendo i prezzi, le imprese ottengono meno profitti, contraendo a loro volta produzione e occupazione; mentre i consumatori rinviano gli acquisti attendendo prezzi ancora più bassi, aggravando in tal modo la crisi economica in atto.
Inflazione importata
Tale fenomeno si verifica quando l’aumento dei prezzi all’estero (soprattutto di beni importati come petrolio, gas o materie prime) provoca un aumento dei prezzi interni.
LO SAPEVATE CHE…
… nel 1986 il settimanale economico britannico “The Economist” inventò il Big Mac Index, cioè un indice informale che confronta il prezzo del panino McDonald’s in vari Paesi, al fine di misurare il potere d’acquisto delle differenti valute.
- Cerca online l’ultima edizione del Big Mac Index pubblicata da The Economist; confronta i dati trovati ed indica in quale Paese il Big Mac è più economico e in quale è più caro, cercando di comprendere le ragioni di tali differenze.
- Confronta il prezzo del Big Mac con quello di un altro prodotto globale (per esempio un determinato modello di smartphone) e successivamente costruisci una tabella di confronto, cogliendo le differenze che in evidenza.
SOLUZIONE DELLE ATTIVITA’
1) Tenendo conto dei dati relativi al Big Mac Index pubblicati in “The Economist” nel luglio 2025, il Paese con il Big Mac più caro risulta la Svizzera (7.2 CHF, pari a circa 8–9 $ USA), mentre il Paese con il Big Mac più economico è Taiwan, ma allo stesso modo anche Indonesia, India, Egitto, Filippine (con Big Mac Index pari a 2–3 $ USA). Tali differenze si legittimano se si considerano, per esempio:
- i tassi di cambio e la loro diversa base di calcolo (mercato spot, media mensile, ecc.);
- la differente situazione reddituale di ciascun Paese: negli Stati più ricchi (come, per esempio, la Svizzera) i salari, gli affitti e i costi dei servizi sono più alti e pertanto anche un prodotto standardizzato, come il Big Mac risulta più caro; mentre negli Stati più poveri il costo del lavoro e delle materie prime locali si presenta più basso e pertanto il Big Mac costa molto meno;
- il variegato approccio culturale (spesso religioso) presente nei Paesi circa il consumo di carne bovina (emblematico è il caso dell’India dove la mucca è un animale sacro e quindi il suo consumo è vietato);
- le strategie commerciali e il posizionamento del marchio sul mercato: in alcuni Paesi i prodotti McDonald’s possono essere percepiti come beni “di lusso” o rivolti comunque a clientela benestante, mentre in altri Stati risultano pasti economici e di massa.
2) Si potrebbero confrontare i valori del Big Mac Index con quelli dell’iPhone 15 in tre Paesi rappresentativi, quali USA, Svizzera e India.
Potrebbe emergere una tabella di confronto come la seguente:

L’analisi dei prezzi dei due prodotti globalizzati (Big Mac e Iphone) conduce alle medesime conclusioni a livello macroscopico generale: l’Iphone è più caro in Svizzera e più economico in India, così come il Big Mac nei medesimi Paesi. Tale situazione potrebbe ricondursi al peso delle imposte indirette, alla politica di pricing dei produttori e rivenditori, al costo della vita e dei salari, ai tassi di cambio e alle politiche valutarie degli Stati.
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