
Abstract:La legge n. 89 del 2025 colma un vuoto normativa e crea i presupposti per l’innovazione e lo sviluppo di un nuovo importante mercato.
L’autore:Alberto Frau è ricercatore e professore aggregato di Economia aziendale presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. È inoltre docente senior nella Business School della Università “LUISS Guido Carli” di Roma. Alla ricerca scientifica sulle tematiche del mondo aziendale, affianca studi e pubblicazioni nel campo dell’economia politica e della politica economica. Per Mondadori Education è coautore del corso “Relazioni internazionali”.
Da qualche anno, lo spazio non è più soltanto oggetto di studio da parte dell’astronomia, dell’astrofisica e dell’ingegneria spaziale, ma anche dell’economia. Questo nuovo approccio, che riconfigura la mappa dei ruoli nello studio dello spazio, ha portato all’approvazione della legge n. 89/2025 (Disposizioni in materia di economia dello spazio). Oltre a colmare un vuoto normativo, questo intervento si allinea a una serie di iniziative europee e internazionali che riconoscono nello spazio un’arena di sviluppo, innovazione e competizione industriale.
I sei pilastri alla base della legge n. 89/25
La legge n. 89/25 rappresenta il primo tentativo organico del legislatore italiano di disciplinare e incentivare il comparto spaziale privato. Il suo contenuto può essere riassunto attorno a sei pilastri fondamentali.
In primo luogo, la legge definisce un assetto regolatorio nazionale chiaro, colmando un vuoto normativo. Fissa principi giuridici, diritti e obblighi per gli operatori commerciali, creando così la necessaria certezza del diritto per investimenti a lungo termine.
Secondariamente, istituisce un’autorità amministrativa di settore, in coordinamento con l’Agenzia Spaziale Italiana. Questo organismo assume il duplice ruolo di autorità di vigilanza e di sportello unico per le imprese, fungendo anche da interlocutore privilegiato nelle sedi internazionali.
Un terzo aspetto cardine riguarda gli incentivi alla filiera industriale privata. Il provvedimento introduce misure specifiche – fiscali, finanziarie e di sostegno alla ricerca – per attrarre capitali, favorire la nascita di startup e consolidare le PMI operanti nel cosiddetto settore New Space. L’obiettivo è far crescere un ecosistema privato dinamico, complementare al tradizionale modello fondato sui grandi appalti pubblici.
Parallelamente, la legge agisce sul lato della domanda di mercato. Promuove attivamente l’utilizzo di servizi e dati satellitari, sia all’interno della Pubblica Amministrazione che in settori economici strategici come l’agricoltura di precisione, la logistica, la gestione del territorio e la protezione civile. Si intende così stimolare un mercato “a valle” che garantisca sostenibilità alle imprese fornitrici.
Il quinto pilastro concerne gli aspetti di sicurezza e responsabilità. La normativa disciplina in modo dettagliato i profili assicurativi obbligatori, i requisiti tecnici di sicurezza per i lanci e le operazioni in orbita, e il regime di responsabilità per eventuali danni, recependo e attuando i principi delle convenzioni internazionali in materia.
Infine, la legge persegue un chiaro allineamento con le strategie europee e globali. Fornendo un quadro giuridico nazionale robusto, abilita l’Italia a partecipare con piena efficacia a programmi fondamentali come le costellazioni satellitari dell’Unione Europea (ad esempio, IRIS²) e a consolidare il proprio ruolo negoziale nell’Agenzia Spaziale Europea e in altri soggetti internazionali.
Le ragioni della scelta legislativa
Alla base del provvedimento vi sono tre motivazioni economiche fondamentali, strettamente correlate tra loro. In primo luogo, si avvertiva l’urgenza di fornire un quadro regolatorio certo per aziende che operano in ambiti spesso ibridi, tra ricerca scientifica, fornitura di servizi satellitari e sviluppo di applicazioni digitali avanzate. In secondo luogo, vi è la necessità strategica di attrarre e trattenere investimenti privati in un settore ad altissima intensità di capitale, ma dalle prospettive di ritorno molto promettenti. Infine, la legge ambisce a potenziare il posizionamento del sistema-Paese all’interno di filiere produttive globali, dove il successo dipende dalla capacità di collaborare con agenzie spaziali, partner industriali e istituzioni di altri Stati.
Dal punto di vista teorico questo intervento può essere letto come una moderna politica industriale di tipo abilitante. Lo Stato, in questo caso, non si fa imprenditore diretto, ma costruisce le condizioni – normative, fiscali e di governance – perché il settore privato possa investire, innovare e competere. È la logica classica del superamento di un fallimento del mercato, dove l’assenza di regole chiare e di una visione di lungo periodo frenerebbe l’ingresso di capitali e l’attività degli operatori.

Le dinamiche di mercato e la creazione del valore
Pur nella sua apparente unicità, l’economia dello spazio obbedisce a logiche di mercato ben consolidate. Il valore, oggi, non risiede tanto nel prodotto fisico (il razzo, il satellite), quanto nel servizio finale abilitato: dati per l’agricoltura di precisione, immagini per il monitoraggio ambientale o delle infrastrutture, connettività per la logistica e così via. Si tratta, quindi, di un mercato fortemente segmentato, con clienti e bisogni eterogenei, che richiede precise strategie di posizionamento.
La filiera è lunga e complessa: va dalla produzione di componentistica all’integrazione di sistemi, dal lancio alla gestione in orbita, fino alla cruciale fase di analisi, interpretazione e commercializzazione dei dati. È proprio in quest’ultimo anello, ad altissimo contenuto di conoscenza e software, che molte realtà italiane hanno già sviluppato competenze riconosciute a livello internazionale. L’innovazione continua, soprattutto nelle fasi a valle, rappresenta la leva competitiva principale per accedere a mercati sempre più disputati.
La dimensione geopolitica sottesa all’economia dello spazio
Nessun Paese, nemmeno i principali attori globali, può oggi pensare di sviluppare un’economia spaziale in completo isolamento. L’attività economica nello spazio è di per sé transnazionale, retta da una fitta trama di trattati internazionali e regolamenti multilaterali. Ogni satellite in orbita, ogni servizio erogato, è spesso il risultato di collaborazioni scientifiche, accordi commerciali e partenariati industriali che superano i confini nazionali.
Questa dimensione rende il settore un osservatorio eccezionale delle moderne relazioni economiche internazionali, caratterizzate dalla compresenza di cooperazione e competizione. Da un lato, vi sono programmi di ampio respiro come quelli dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), frutto di una complessa negoziazione politica tra Stati membri. Dall’altro, si osserva una rivalità strategica sempre più accentuata, con Stati Uniti, Cina, India ed Europa, che investono massicciamente per conquistare autonomia tecnologica e leadership di mercato. Per un’azienda italiana, operare in questo contesto significa non solo essere competitiva sul piano tecnico, ma anche comprendere e navigare in un panorama normativo e diplomatico estremamente articolato.
Le prospettive per il sistema-Italia
Gli effetti attesi dalla nuova legge puntano a consolidare un ecosistema nazionale più coeso e dinamico. L’obiettivo è generare un circolo virtuoso che porti a maggiori investimenti in ricerca e tecnologia, alla creazione di occupazione altamente specializzata e alla crescita di un tessuto di PMI e start-up innovative. Un quadro normativo certo e favorevole è inoltre un prerequisito essenziale per accedere ai finanziamenti dei programmi europei.
Le ricadute non si limitano al comparto spaziale in senso stretto. Lo sviluppo di servizi basati sui dati satellitari ha un potenziale trasformativo per settori tradizionali dell’economia italiana, come l’agricoltura, la gestione del territorio, i trasporti e la protezione civile, contribuendo ad aumentarne efficienza, sostenibilità e resilienza.
Considerazioni conclusive
La legge n. 89/25 offre un punto di osservazione concreto per analizzare l’interazione tra innovazione tecnologica, politica industriale e dinamiche globali. Essa riconosce che lo spazio è ormai un dominio economico a pieno titolo, la cui crescita è plasmata non solo dal progresso scientifico, ma anche da scelte strategiche di posizionamento, da accordi internazionali e da un attento disegno di policy nazionale.
Per gli osservatori, il caso italiano dimostra come la costruzione di un mercato tanto complesso richieda una visione chiara e la capacità di tradurla in un quadro normativo abilitante, capace di coniugare ambizione nazionale con l’inevitabile interdipendenza globale. In sintesi, la legge n. 89/25 segna il passaggio culturale e normativo dello spazio da ambito esclusivo di ricerca e cooperazione intergovernativa a settore economico strategico a tutti gli effetti. Il suo scopo ultimo è collocare il sistema-Paese in una posizione di competitività nell’economia spaziale globale, favorendo al contempo l’innovazione, l’alta occupazione qualificata e la moderna utilità dei servizi spaziali per la società.
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